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COLLABORAZIONE PASTORALE MACCAGNO CON PINO E VEDDASCA

Aprile 2016

Buona giornata. Di nuovo busso alla vostra porta per riprendere e continuare il rapporto epistolare iniziato un mese fa e che mi permette di entrare in contatto con tutti ( anche con coloro che normalmente non incontro in chiesa, al supermercato, in posta, in farmacia, al bar, per strada ) in un modo più ponderato ed esaustivo rispetto ai moderni mezzi di comunicazione, pur importanti.

 

Volevo anzitutto comunicarvi le impressioni che ho avuto riguardo la precedente lettera.

Una certezza: è stata letta da molti. Convinzione sostenuta dalle molte telefonate ricevute, dalla partecipazione numerosa agli incontri pubblici proposti e quelli occasionali nelle più disparate occasioni. Devo dire che avrei voluto ascoltare le persone impegnate o con ruoli nella società civile, per confrontarmi con loro.... con dispiacere devo dire che non me n’ è stata data la possibilità.

Come è stata interpretata: da parte della maggioranza come una richiesta di aiuto, con la conseguente dichiarazione di disponibilità. Altri hanno proposto suggerimenti e riflessioni. Altri ancora hanno pensato a una lettera di una persona amareggiata. Tutte interpretazioni di valore. Per questo vi ringrazio facendo però una precisazione: non sono amareggiato ma preoccupato. Perché ? Se possiamo dire, senza ombra di dubbio, di vivere in un paese bellissimo per la natura che il Signore ci ha dato e per i servizi che vengono dati dalle varie Amministrazioni Comunali che governano, non altrettanto possiamo dire per la vita di rapporti umani. Quando dico questo negli incontri occasionali di tutti i giorni, mi si guarda con espressione stranita, come a voler dire: ma cosa sta dicendo, don ?! .....quasi fossi uno fuori dalla realtà. Cerco di capire e azzardo alcune possibili motivazioni. Una prima: è meglio non approfondire l’argomento. Una seconda: sì, ci sarebbe da discuterne, ma io guardo a me stesso e alla mia famiglia e cerco di stare alla larga dalle beghe.... si vive bene. Una terza: ci si è dimenticati dei valori che danno senso alla vita. Sono tutte e tre collegate e dicono che senz’altro c’è qualcosa che non va e che ho messo in evidenza nella lettera precedente. Qualcuno mi fa notare che è dappertutto così e ci può anche stare. Si dimentica una peculiarità: da noi uno starnuto diventa notizia per tutti, fino alla prossima.

Quale è voluto essere il messaggio:

è tempo, non più rinviabile, di prendere decisioni che permettano di ridarci la nostra vera identità che è quella di essere “ immagine di Dio “. Mai come in questo periodo l’umanità si sta rendendo conto che è tempo di scelte definitive e improrogabili per permettere un futuro buono e sicuro.

È un appello agli uomini e donne di buona volontà ad avere coraggio nel proporre e testimoniare “ quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme ! “

Il pericolo che occorre vincere: riprendo le parole del papa nel suo messaggio del primo dell’anno sulla pace dove sottolinea in modo forte il bisogno di superare l’ indifferenza. Dice il papa: “ .... La prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e il creato.... “.

ALLA COMUNITA’ CHE CREDE

Non è chi non veda che la preoccupazione per un futuro buono sia la priorità di coloro che dicono di professare la fede in Gesù Cristo. Tutti noi che abbiamo ricevuto il dono della fede e nel battesimo siamo diventati figli di Dio; siamo a pieno titolo familiari di Dio in Gesù.

Anche per noi è tempo non più rinviabile di prendere decisioni che ci facciano essere, all’interno della intera comunità civile, lievito e sale.

Due sono i motivi che chiedono il coraggio di decisioni non rinviabili:

Anche noi, non possiamo nascondercelo, abbiamo un poco perso quella limpidezza di testimonianza tipica di coloro che hanno incontrato Gesù Cristo. Anche noi siamo stati coinvolti dalla storia del nostro territorio fatta dal frazionamento geografico, con tutte le sue conseguenze. Anche noi ci siamo lasciati vincere da una certa indifferenza che ci ha fatto vivere la nostra fede in modo personalistico e privatistico perdendo quella caratteristica che Gesù stesso ci ha chiesto perché potessimo essere riconosciuti credibili: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.... Così vi riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri....erano un cuor solo e un’anima sola. Questa è la nostra identità, questo è ciò che ci rende credibili e che dà gloria a Dio.

A ottobre ci sarà la visita pastorale del Cardinale. Vogliamo presentare una comunità viva, non di facciata. Consapevole del cammino da intraprendere alla scuola di Gesù. Una comunità che, pur vivendo in luoghi tra loro distanti, sappia di avere un cuor solo e un’anima sola. Una comunità che non può non comunicare l’amore di Dio per l’uomo. Una comunità che vuol bene all’uomo come Cristo ha voluto bene. Una comunità consapevole che il suo vivere alla sequela di Cristo permetterà una vita buona a tutti. Una comunità che è attenta a non creare ulteriori divisioni spesso causate dalla smania di ricerca di interessi personali usando delle persone e della loro buona fede. Una comunità che è specializzata a creare relazioni che danno voglia di vivere e solo chi sa amare può creare relazioni che danno vita.......è la storia di Dio con l’uomo. Dio che è amore non può che dare inizio alla vita.

Per ultimo, ma fondamentale: tutto questo ci vede protesi verso qualcosa di entusiasmante ( Dio si fida di noi ) ma anche difficile che richiede un atteggiamento interiore personale di conversione. Ciascuno di noi, ( anch’io ) volenti o nolenti, è stato coinvolto in qualche atteggiamento, in queste lettere visualizzato, che non permette una buona vita. Occorre prenderne atto per superarlo. Perché potremo pensare progetti grandi, ma se non ci sarà questa umiltà di riconoscere i nostri ostacoli interiori al bene comune, non se ne farà nulla. Ecco perché la prima lettera vi è stata recapitata durante la quaresima, non a caso. E’ il tempo che ci è stato dato per una conversione personale e comunitaria. Mai come in questo anno ci è data questa opportunità ( grazia ) : è l’Anno Santo della misericordia

E’ tempo di un Consiglio Pastorale formato da persone che, nel rispetto dei ruoli e primo esempio di comunione di vita e di missione, si lascino guidare dallo Spirito a intraprendere strade di vita, di speranza, di pace per tutti. E’ una scelta importante che risponde al comando di Gesù di essere servi tra i fratelli. Usando un’espressione di S. Giovanni Paolo II : non abbiate paura! Prenderemo in esame la pastorale della famiglia, della caritas, iniziazione cristiana, pastorale giovanile, liturgia....per presentare il progetto pastorale al Vicario Episcopale nella visita di ottobre.

Il 19 giugno ci sarà il pellegrinaggio decanale in Duomo dalle 13.30 ( partenza ) alle 20 ( rientro ). E’ vivere il Giubileo della misericordia come parrocchia e decanato. Passare la Porta Santa vuol dire passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo trasformato dall’amore di Dio; un cambiamento di vita. Per chi vuole partecipare le iscrizioni entro fine maggio

Chi, abitando nelle parrocchie di S. Stefano e Materno – S. Martino e Silvestro, se la sente di far parte del Consiglio Pastorale me lo faccia sapere personalmente. Chi abita parrocchia S. Carlo a don Viniero; chi abita nelle parrocchie di Pino-Tronzano a don Ennio.

Sempre disponibile a un confronto. Don Franco

Con don Ennio don Viniero don Carlo

 

 

 

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